Perché Puglia ?

 

Apulia è il nome di una provincia dell’Italia imperiale romana che tuttora designa una regione amministrativa italiana, il tacco dello stivale, la porta d’oriente, la terra delle austere cattedrali romaniche e dei rustici trulli, la terra dell’Ilva, della Xylella e del gasdotto di Melendugno.

Solo negli ultimi decenni l’uso del nome al singolare, Puglia, si è stabilizzato poiché, fino a prima dell’istituzione delle regioni, era invalso e diffuso anche il nome declinato al plurale, le Puglie.

Tuttavia il termine ha denominato, secondo le epoche, aree geografiche di varia estensione e realtà amministrative più o meno precise e circoscritte.

L’Apulia antica occupava, grosso modo, la metà nordoccidentale della Puglia moderna mentre l’altra metà delle regione, cioè l’odierno Salento, era denominata Calabria, nome che solo dopo il settimo secolo ha cominciato a designare l’antico Brutium romano, il territorio corrispondente all’attuale cosentino.

Secondo una suggestiva quanto controversa paraetimologia, il toponimo Apulia deriverebbe invece da Apluvia, ossia terra senza piogge.

La ricostruzione etimologica più accreditata invece, anche perché avvalorata da disparati elementi storici, riconduce la genesi del toponimo all’antica popolazione degli Apuli, o Japigi, a seconda della denominazione latina o greca. Dunque, gli Japigi, giunsero in Italia meridionale in epoca preromana, in un periodo compreso tra gli inizi dell’età del Ferro, che parte dalla fine del II millennio a. C., e la definitiva conquista romana avvenuta tra il IV e il III secolo a.C., occupando originariamente la parte centro-settentrionale della nostra regione. Con il vocabolo Japigi si usa indicare un complesso di popolazioni indigene pervenute in Italia dall’Illiria e dall’Epiro, le antiche regioni situate nella parte nord-occidentale della penisola balcanica.

Difatti, il termine Japudes, Japigi, si compone del prefisso di ascendenza indoeuropea «jap-», che indicherebbe i popoli provenienti dall’altra costa dell’Adriatico.

Gli Japigi erano ripartiti territorialmente, procedendo da nord a sud, in tre grandi gruppi etnici: Dauni, Peuceti o Peucezi e Messapi.

Successivamente, la zona abitata dai Dauni e dai Peucezi venne chiamata Apulia dagli storiografi romani, quindi Apuli quei due popoli, mentre la zona dei Messapi, l’attuale penisola salentina, venne denominata Calabria.

Alla fine dell’ottavo secolo a.C., con la fondazione della colonia dorica di Taras,Taranto, tradizionalmente datata all’anno 706, da parte di alcuni leggendari esuli spartani, alla componente di etnia japigia si aggiunse una sempre più massiccia presenza di coloni greci sul territorio pugliese.

Dopo Japigi e Greci, venne la volta dei Romani.

Vinte le guerre sannitiche e pirriche, espugnata Taranto nel 272, Roma ridusse a città federate i principali centri della regione, molti dei quali si ribellarono dapprima durante la guerra annibalica e poi durante la guerra sociale.

Consolidata l’occupazione romana, fu istituita la Regio II Apulia et Calabria, una delle regioni augustee d’Italia, che includeva un territorio appena più esteso dell’attuale regione dato che comprendeva anche la zona di Benevento.

In seguito alle riforme di Diocleziano, asceso al trono nel 284 d. C., la Regio II fu trasformata in prouincia. La sede del governatore, corrector Apuliae et Calabriae, era probabilmente a Canusium, l’attuale città di Canosa.

La Regio raggiunse durante l’impero un notevole grado di prosperità economica e culturale, soprattutto in quanto la sua posizione geografica la rendeva un centro di scambi e comunicazioni di cruciale importanza, cui facevano capo, attraverso i porti, le principali vie per l’Oriente: Siponto, Vieste e soprattutto Brindisi, il capolinea della via Appia, la principale infrastruttura che congiungeva la Puglia all’Urbe.

Al porto di Brundisium terminava anche la via Traiana, la quale passava da Egnazia, nei pressi di Monopoli, la città che segnava il confine del territorio messapico e l’inizio di quello peuceta, Bitonto, Ruvo, Canosa ed Herdonia, l’odierna Ordona, per poi ricongiungersi alla via Appia nei pressi di Benevento.

In seguito alla caduta dell’Impero romano d’Occidente, convenzionalmente datata 476 d.C., la Puglia venne sconvolta da una serie di guerre che contrapposero in varie occasioni Bizantini, Goti, Longobardi e Saraceni.

Fu in questa temperie storica che la penisola salentina divenne una sempre più contesa terra di confine fra possedimenti Longobardi e Bizantini.

Questi ultimi, agli albori del VII secolo, fondarono il Ducato di Calabria, aggregando la regione del Brutium, alle terre che già possedevano nel Salento.

Fu in questa occasione che il toponimo Calabria si affermò per designare l’odierna regione calabrese, mentre il Salento venne progressivamente conquistato dai Longobardi che infine riuscirono ad espugnare anche la capitale del ducato bizantino, la marinaresca Otranto.

Alla fine dell’ottavo secolo, nel periodo in cui Longobardi e Bizantini stipularono la pace e si spartirono consensualmente il territorio conteso, la città idruntina venne restituita all’Impero d’Oriente insieme alla parte meridionale del Salento, ma ormai la trasmigrazione del nome Calabria era compiuta.

Nella seconda metà del secolo nono si venne concretizzando quella che rappresenta la seconda colonizzazione bizantina, in seguito a cui la maggior parte del sud Italia venne riconquistato dai bizantini e fu diviso in tre thémata che costiuivano il Catepanato d’Italia: Calabria, Lucania, Langobardia.

In questo periodo, precisamente nell’875, Bari divenne capoluogo regionale del thema di Langobardia, comprendente l’Apulia e la Calabria romana.

L’impero bizantino favorì l’immigrazione di genti di etnia ellenica, in particolare nel sud del Salento, al fine di ripopolare una zona considerata strategica per il controllo del territorio. Le tracce di quell’antica migrazione sopravvivono tutt’oggi nell’isola linguistica della Grecìa salentina, dove ancora si parla un idioma direttamente imparentato al greco.

La Daunia assunse nel frattempo il nome di Capitanata, per via della presenza costante del catapano, ovvero il funzionario deputato all’amministrazione del territorio e nominato direttamente dall’imperatore costantinopolitano.

La stabilità politica derivata dal dominio bizantino portò alle città, soprattutto quelle costiere della Puglia centrale, un grande sviluppo commerciale, grazie al quale crebbero gli scambi con Venezia, città che stava assumendo un ruolo sempre più importante nell’economia del bacino adriatico.

La parola Apulia cadde comunque in disuso fino all’arrivo dei normanni avvenuto nell’undicesimo secolo e sotto Ruggero II, che assunse il titolo ducale nel 1127, il termine cominciò a sostituire Italia.

Difatti dopo la creazione del Regno, l’intitolazione più frequente del sovrano normanno fu rex Sicilie, ducatus Apulie et principatus Capue. Quindi, approssimativamente, l’estensione del ducatus Apulie ricopriva tutta l’Italia meridionale, salvo il principato di Capua, la contea di Sicilia e la Calabria meridionale.

L’intitolazione regia restò invariata fino al 1212, l’anno dell’elezione a Re dei Romani di Federico II di Svevia, puer Apuliae.

Tuttavia, sotto il regno dell’imperatore svevo, la parola Apulia assunse un nuovo significato, certo più ristretto ma allo contempo più preciso. Fu intorno al 1230, all’epoca della promulgazione del Liber Augustalis e delle grandi riforme amministrative, che Federico II portò a termine la suddivisione del territorio del Regno in province, ciascuna delle quali era affidata a un giustiziere.

In questo modo comparvero, a fianco della Terra di Bari e della Terra d’Otranto, già esistenti durante la dominazione bizantina, le due nuove province di Capitanata e di Basilicata.

La ridente Apulia divenne così la regione amministrativa costituita dalle quattro province di Capitanata, Basilicata, Terra di Bari e Terra d’Otranto, un territorio corrispondente pressappoco alle odierne regioni di Puglia e Basilicata.

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